MONTAGNA in fiamme

Alpi e Appennini: due catene montuose che siamo abituati a trattare come mondi paralleli, analizzandone le principali differenze geologiche, biologiche e culturali. Negli ultimi giorni però, di fronte alle fiamme che stanno divampando di valle in valle lungo i versanti del Piemonte estendendosi fino alla Lombardia, ci sembra  di rivedere scene già note della passata estate appenninica. La montagna soffre, da nord a sud, soffre seguendo le medesime dinamiche. Incendi di natura in gran parte dolosa che trovano nella insolita siccità e nelle alte temperature di questo autunno la base per una espansione incontrollata.

Ieri sera il sole è tramontato dietro le Alpi in mille colori. Col naso all'insù e la fotocamera alla mano molti sono rimasti basiti di fronte a tanta magnificenza. Con l'incedere del crepuscolo i coni di fumo che fan sembrare le cime dei grandi camini hanno riportato tutti alla realtà, la realtà di un cielo in cui il particolato ha raggiunto valori di gran lunga oltre limite, favorendo con alta  probabilità il generarsi di quell'intreccio di sfumature nel cielo.

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Ritroviamo sulle Alpi le stesse difficoltà di cui abbiamo sentito parlare a lungo lo scorso Agosto: scarso numero di mezzi aerei, difficoltà nel volo dei canadair a causa del fumo denso, un vento nemico che pare non volersi placare, inneschi ed arresti in flagranza di reato. E gli stessi dubbi: cambiamenti climatici o scellerata mano umana? Quale delle due va considerata come causa primaria di questo scenario apocalittico?

Ci sarà un momento per riflettere, per fare mea culpa e cercare di definire dei piani antincendio per il futuro che tengano conto delle nuove condizioni climatiche che ci troviamo ad affrontare. Ora è il momento del silenzio, come sta ben dimostrando il Piemonte senza clamori mediatici, il momento in cui vanno sostenuti e ringraziati quanti in queste ore, ormai da giorni 24 ore su 24, tentano di arginare il fuoco e salvare la Montagna.